I called the night by its name
- and the world grew furious.
hafeez merathi
nocturnal animal
a project by stefano sgambati.
“Nocturnal Animal” costruisce un itinerario visivo in cui memoria personale e finzione narrativa si intrecciano. Attraverso immagini sospese tra presenza e astrazione, il progetto rielabora episodi e relazioni del vissuto, trasformandoli in figure simboliche. Ne emerge un racconto intimo e stratificato, in cui ogni immagine allude a interlocutori non dichiarati.
le foto
helen of troy
stampa su carta baryta, formato 20x30 con passepartout
melancòlia
stampa su carta baryta, formato 20x30 con passepartout
look back in anger
stampa su carta baryta, formato 30x40 al vivo
around the edges
foglio a4, testo in stampa laser provino fotografico tagliato a mano
a neologism for thyme
stampa su carta baryta, formato 12x12 con passepartout
drive
stampa su carta baryta, formato 10x15 con passepartout
black dahlia
trittico di foto su carta baryta
heimat
stampa su carta baryta, formato 20x30 con passepartout
dick laurent
stampa su carta baryta, formato 30x20 con passepartout
what we talk about (when we talk about love)
stampa su carta baryta, formato 30x30 al vivo
anemone
collage di frammenti, stampa baryta su cartoncino rosso, 30x30
argo
stampa su carta baryta, formato 20x30 al vivo
ce soir
stampa baryta, formato 50x50 al vivo (negativo parzialmente tagliato in alto)
burnt norton
polaroid, pezzo unico
montata con passepartout
nude falling down a staircase
stampa su carta baryta, formato 13x18 con passepartout
study for “the suitcase”
stampa su carta baryta, formato 15x15 con passepartout
la furia del tempo
stampa su carta baryta, formato 13x18 con passepartout
sporus ascendens (ashes to ashes)
stampa su carta baryta, formato 20x30 con passepartout
death in venice
collage di stampe baryta, formato 10x15 con passepartout
il progetto
“Nocturnal Animal” intende costruire un itinerario visivo che intreccia memoria personale e finzione narrativa.
Il progetto nasce diversi anni fa e prende spunto, a livello tematico, dall’omonimo film; mediante le immagini si compie una sorta di autobiografia interiore, un percorso che attraversa episodi, relazioni e figure del proprio vissuto che, per ragioni diverse, l’autore sente di doversi lasciare alle spalle.
I soggetti, gli oggetti e le visioni diventano così figure-simbolo, personificazioni della memoria, presenze che oscillano tra intimità e distanza. Ciascuno degli scatti o delle composizioni ha quindi precisi interlocutori, che tuttavia non vengono mai esplicitati: l’autore ha volontariamente messo in atto un processo di astrazione molto elevato, legando immagini di esperienza personale a opere letterarie o artistiche.
Il progetto si articola in una sequenza eterogenea di ritratti, nudi, paesaggi e nature morte, che amplia il campo visivo e ne rafforza la struttura narrativa. Questa alternanza contribuisce a definire un immaginario sospeso, in cui il ricordo assume una forma quasi cinematografica, collocandosi in uno spazio intermedio tra ricerca intima e finzione.
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